DCA: Disturbi del Comportamento Alimentare. Intervista e Podcast.

Podcast realizzato da Paola Torre voci di Matilde Cassano e Stefania Fusco

Di Matilde Cassano

Questa intervista nasce dal desiderio di sensibilizzare le ragazze, i ragazzi e tutta la comunità scolastica sulla tematica dei disturbi del comportamento alimentare, detti DCA.   Si tratta di un fenomeno molto diffuso e in continuo aumento per questa ragione ho scelto di approfondirlo attraverso il racconto, le parole di una mia coetanea, che sta vivendo in prima persona questa sofferenza.

Cosa significa avere un disturbo alimentare? Come inizia a manifestarsi e a quale età? 

Avere un disturbo alimentare significa essere sottomesse da una vocina che ti scredita costantemente e suggerisce comportamenti malati. Si tende sempre a pensare che in un DCA tutto ruoti intorno al cibo, ma in realtà ci sono molti più fattori che lo compongono. 

Ciò che mangi non determina la malattia o meno, essa essendo una patologia mentale è determinata da ciò che pensi e non c’entra nulla con la condizione fisica.  

Non c’è un’età specifica in cui un disturbo alimentare ha inizio, ma generalmente ha una presenza più accentuata durante l’adolescenza.  

Ti va di raccontare la tua esperienza?

Nel marzo 2021 iniziai una “dieta fai da te” per dimagrire, siccome nei mesi precedenti ero ingrassata. Mia mamma, vedendo i miei comportamenti, decise di portarmi subito da un nutrizionista che mi diede un piano alimentare, da cui io restringevo ulteriormente le porzioni. In pochi mesi arrivai a perdere 9 kg. Continuando a sentirmi sbagliata, decisi di iniziare un percorso con una psicologa.   

Qualche tempo dopo, dato che la situazione non migliorava, i miei genitori decisero di portarmi in un centro di cura per disturbi alimentari presso l’ospedale Niguarda di Milano. Da questo momento la situazione degenerò: iniziai a eliminare intere categorie di alimenti non mangiando nulla al di fuori di frutta, verdura e gallette di riso. Il mio rendimento scolastico migliorò molto, questo mi portò a pensare che per ottenere buoni voti non dovessi mangiare. Tutti cercavano di aiutarmi, di farmi ragionare, ma non c’era verso, io volevo il controllo su tutto. Passavo le mie giornate a studiare, vivendo con un’ansia costante di non fare mai abbastanza, nonostante i medici e i professori stessi mi dicessero di fermarmi. Quando l’anno scolastico finì, ero completamente distrutta, sia psicologicamente che fisicamente: arrivai a pesare 37 kg non reggendomi in piedi, senza forze per fare qualsiasi cosa. Dovetti iniziare un percorso in day hospital, durante il quale mi misero in sedia a rotelle e con il sondino per due mesi. A settembre non sono potuta tornare a scuola in presenza, ma mi dettero il permesso di fare la scuola in ospedale, che sta procedendo molto bene. Tra alti e bassi, oggi posso dire di star veramente meglio, ogni giorno sto ottenendo piccole vittorie di cui vado molto fiera.  

Non mi ringrazierò mai abbastanza per aver scelto di vivere. 

Da cosa dipende l’insorgere di questo disturbo? Come te ne sei accorta e che cos’hai provato? 

L’insorgere di questa malattia è dovuta da molti fattori, non sempre emerge dall’idea  di voler perdere peso (infatti questa spesso è solo la conseguenza dei comportamenti malati), ma più il fatto di voler avere TUTTO sotto controllo. Io durante la malattia ero consapevole di avere questo disturbo ma pensavo sempre di non essere “abbastanza malata”.

Come lo hai comunicato ai tuoi genitori? O come se ne sono accorti? 

I miei genitori sono stati sempre a conoscenza del mio rapporto con il cibo. 

Ti hanno aiutato? C’è una persona in particolare che ti ha aiutato? 

Fortunatamente tutta la mia famiglia, i miei genitori e mio fratello, amiche e anche i professori mi sono stati molto vicini nonostante non fosse facile.

Qual è la cosa migliore da fare per aiutare una persona che soffre di disturbi alimentari? 

La cosa migliore da fare in questi casi sicuramente è stare accanto alla persona, mai sottovalutare la situazione e stare sempre attenti ai suoi comportamenti. Naturalmente è fondamentale affidarsi a specialisti fin da subito.

Hai iniziato un percorso di cura? 

Io mi sono rivolta ad un centro di cura a febbraio, ma non ne volevo sapere di guarire, quindi ritengo che l’inizio del mio percorso di guarigione sia iniziato verso luglio.  

Sei stata oggetto di pregiudizi o insulti per questa cosa? 

No, personalmente non sono mai stata giudicata a causa della malattia.  

Cosa consiglieresti a chi ne soffre?

Il mio consiglio per chi soffre di un disturbo alimentare è quello di affidarsi ai medici, che sono persone competenti e hanno studiato anni quindi sanno quello che fanno. Bisogna sempre fare il contrario di quello che dice la vocina, perché lei non vuole il nostro bene, e solo andandole contro si sa di star facendo la cosa giusta, anche se difficile. Lottare per vivere, sempre!!  

Quali ostacoli hai dovuto superare nel percorso? 

Gli ostacoli da superare in questo tipo di percorso sono tanti. Spesso si crede che la parte più difficile sia il periodo di restrizione, ma in realtà è il momento in cui si inizia il percorso di guarigione, all’interno del quale si devono accettare molte cose come l’aumento di peso (se si è in una condizione di sottopeso), o riniziare a mangiare come una persona normale, ascoltare le proprie voglie o andare oltre i propri schemi secondo cui ci siamo imposti cosa fare durante la giornata (in un disturbo alimentare le proprie giornate diventano schematiche!!). 

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