Aspetti psicologici della violenza

Di Salvatore Trivenos 

In una società avanzata e moderna come la nostra è necessario un contenimento delle nostre azioni più istintive, mosse dagli impulsi, ovvero da predisposizioni rapide all’azione date da uno stimolo esterno o interno con ridotta considerazione delle conseguenze.  

Le domande che ci dobbiamo porre sono diverse: perché bisogna sviluppare le abilità sociali? Abolire la violenza è un’utopia? Perché? Ognuno è davvero responsabile delle proprie azioni? 

La violenza emerge continuamente nel quotidiano, ne siamo esposti fin dalla nascita: infanticidi, bullismo, violenze sessuali, abusi contro la persona; sono termini che definiscono svariati tipi di violenza. Pensiamo inoltre al tasso di suicidi annuali: Unicef stima che vi siano circa 2000 suicidi di ragazzi tra i 10 e i 19 anni; il rapporto Istat, poi, parla chiaro: il 50% dei ragazzi  ha subito o ha assistito a episodi di violenza. 

Freud e la teoria della psiche 

La psicologia, materia che studia gli stati mentali e i processi emotivi sia nel conscio che nell’inconscio, ci può fornire delle spiegazioni riguardanti le motivazioni che ci sono dietro all’esistenza della violenza. 

Freud afferma che la psiche, sistema complesso, sia costituita da conscio, inconscio e preconscio

Conscio e preconscio sono responsabili della percezione del mondo esterno per come è, mentre l’inconscio è la parte più intima delle persone, in essa infatti sono relegate le più oscure informazioni che la parte conscia non riesce a mantenere “stabilmente”. 

L’essere  umano dà un significato alle azioni. Se dovessimo limitarci a descrivere un comportamento, esso potrebbe venire decontestualizzato. Freud usa come concetto fondamentale quello di pulsione, vista come una spinta verso una determinata azione, da qui il confine tra il fisico e il psicologico.  

Come limitare la violenza 

Tutte le grandi istituzioni sociali sono nate per creare un contenimento, per garantire una vita collettiva più sicura.  Nell’accezione classica freudiana tutto ciò non ci permette di dormire sonni tranquilli, perché anche le società più civilizzate hanno la possibilità di essere vittime dell’aggressività umana. 

Questo ci porta alla conclusione che l’aggressività non si può eliminare, si può solo gestire. In che modo si può mettere un freno alle forme di violenza in modo concreto? 

L’istituzione giuridica in molti casi non è efficace: i criminali non sempre ricevono la giusta pena e fanno violenza alle vittime in maniera continua; basti pensare a come il bullismo non sia gestito nella giusta maniera. Ritorniamo quindi alla fatidica domanda: quali sono i modi corretti per controllare/attenuare la violenza? 

Oltre ad avere istituzioni giuridiche più rigide ed educative, bisognerebbe creare consapevolezza, perché l’unico modo per placare il fenomeno della violenza è attraverso la conoscenza di cosa sia giusto e di cosa sia sbagliato; la consapevolezza che ognuno di noi ha è il mezzo attraverso il quale possiamo diminuire in maniera drastica le espressioni di violenza. Si dovrebbe quindi iniziare dalle basi, cioè dalle istituzioni scolastiche, dove le manifestazioni “minori” di violenza si ripetono più frequentemente. 

La chiave per la salvezza 

Progetti efficaci per arginare le varie forme di bullismo sono necessari. Inoltre bisogna coinvolgere  attivamente i ragazzi affinché il messaggio venga recepito in maniera profonda e non superficiale. Un altro metodo efficace per poter aiutare le vittime di violenza psicologica e fisica è quello di creare più sportelli scolastici che diano supporto alle persone con difficoltà emotive o psicologiche, in modo tale da garantire loro figure che possano essere punti di riferimento con cui aprirsi e confidarsi. 

Abbiamo imparato, quindi, come la violenza non si possa eliminare, ma solo limitare e abbiamo visto, inoltre, i modi migliori per combattere alcune forme di violenza; perciò dobbiamo informarci, denunciare, leggere le notizie, agire in ogni modo possibile dinanzi a ogni forma di violenza, ma soprattutto creare consapevolezza, e stare vicino alle vittime; solo la cognizione delle proprie azioni può infatti combattere la violenza. 

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