ALESSIO TAVECCHIO E IL PROGETTO “VITA”

Di Valeria Shorodok, Matteo Marcomin e Eros Asperti

Venerdì 2 dicembre Alessio Tavecchio ha tenuto nel nostro auditorium una conferenza. Solo con un microfono e l’autorevolezza della sua voce, in pochi istanti ha saputo coinvolgere e catturare l’attenzione di numerose classi: più di cento quindicenni tendenzialmente molto vivaci.

Dopo aver ricostruito con noi la sua drammatica vicenda (all’età di ventitré anni ha perso l’uso delle gambe in seguito ad un incidente in moto), ci ha parlato del suo percorso di rinascita.

Per un solo secondo di distrazione alla guida l’esistenza di Alessio è cambiata radicalmente … forse anche in meglio, a dispetto delle circostanze. Grazie a quel fatto drammatico lui è rinato a una seconda vita: da bruco senza sogni né obiettivi si è trasformato in una meravigliosa farfalla, con la forza di guardare in faccia la vita e la voglia di  urlare a pieni polmoni: “Io ce la farò!”. E ce l’ha fatta davvero: a soli due anni di distanza dall’incidente è diventato campione italiano di nuoto, andando addirittura a disputare le paralimpiadi di Atlanta nel 1996. Ha capito di avere un dono che magari non avrebbe mai scoperto di possedere. Nonostante tutto, ha  trovato nuovi sogni ed un nuovo scopo nella vita.  Tavecchio infatti da diversi anni è molto impegnato nel sociale: racconta la sua storia nelle scuole per sensibilizzare i giovani sulle responsabilità che si hanno alla guida di un mezzo e per esortarli a inseguire i propri sogni anche se si incontrano problemi, esattamente come ha fatto lui;  inoltre ha scritto due libri e creato una Fondazione che ha l’obiettivo di aiutare le persone disabili a inserirsi nel mondo del lavoro e dello sport.

Cosa ci ha trasmesso questo incontro? Quali riflessioni hanno suscitato le parole di Tavecchio? Quali insegnamenti si possono trarre?

Valeria:

Sembrava una normale giornata come tutte le altre, ma non lo è stata.  Prima di questo incontro non eravamo ancora a conoscenza di quello che può succedere in un secondo, in un solo misero secondo: “tac … tac … tac”. E’ un lasso di tempo talmente breve che  nessuno gli dà importanza, o almeno non fino a questo momento. In un secondo, però, la vita può cambiare: così è stato per Alessio.

La cosa che più mi è rimasta impressa nell’ascoltarlo è il fatto che non si è mai arreso, ha sempre continuato a lottare e a sperare. Molte volte noi persone senza difficoltà fisiche ci lamentiamo di quanto la vita possa essere difficile o noiosa, senza renderci conto della fortuna che abbiamo a essere ancora su due gambe. Ora mi sento in colpa per aver ritenuto le mie difficoltà come tali, perché c’è chi, invece di lamentarsi, prova con determinazione a scoprire quello che la vita ha da offrire.

Matteo:

Un importante insegnamento che ho potuto trarre da questo incontro è che nella scuola bisogna cercare di impegnarsi al massimo in tutte le discipline, perché se si punta al minimo  non si saprà mai in che cosa si è veramente bravi e cosa ci piace fare, rischiando poi di compiere scelte sbagliate per il futuro. Davvero noi studenti dovremmo studiare meno superficialmente: non dovremmo tendere a fare il minimo indispensabile. Ho imparato anche che bisogna essere sempre responsabili, soprattutto quando si svolgono attività potenzialmente rischiose  (ad esempio quando si è alla guida). Ho capito che non bisogna abbattersi alle prime difficoltà, ma imparare da esse e continuare a inseguire i propri sogni cercando di raggiungerli in ogni modo possibile.

Eros:

Sono rimasto colpito dal fatto che Alessio ha saputo trasformare ciò che sembrava (ed era) a tutti gli effetti un dramma in un’occasione per scoprire un talento.

Ho compreso che i valori più grandi e importanti da difendere sono la vita e la salute, e che anche quando tutto sembra finito c’è sempre il modo di andare avanti; persino quando sembra che non ci sia una via di uscita, noi dobbiamo reagire.

Alessio ci ha inoltre insegnato a essere consapevoli e ci ha fatto capire il senso profondo di questa parola, che non vuol dire solo essere coscienti dei propri mezzi, ma anche ammettere i propri sbagli assumendosi le proprie responsabilità: saremo maturi quando non daremo sempre la colpa agli altri per i nostri errori.

Sono insegnamenti dei quali tutti dovremmo fare tesoro!

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