“Stratagemmi sottobanco”

Miriam Gemelli IV BTUR  

 

Concorso/percorso di critica teatrale. 

Quest’anno la classe 4 BTUR, insieme alla 4B AFM, ha avuto l’occasione di partecipare al concorso/percorso teatrale “Stratagemmi sottobanco”, grazie anche alla prof.ssa Savoia. 

Questo progetto consiste nell’imparare a scrivere una recensione dello spettacolo a cui si assiste. Tutte le recensioni sono state messe in lista per concorrere al premio finale. 

La premiazione sarà a maggio 2023 ai “Bagni misteriosi”. 

Il giorno 27 ottobre l’esperto Riccardo Corcione ci ha fatto visita e in 2 ore ha spiegato cos’è il teatro e quali sono gli elementi da tenere in considerazione per scrivere una critica.  La sera, sempre dello stesso giorno, siamo andati al teatro “Oscar” di Milano per assistere allo spettacolo ”Slot machine”. 

L’opera è durata circa 40 minuti e l’argomento trattato è stata la “ludopatia”.  

Una volta finito, abbiamo avuto l’occasione di poter intervistare l’attore, il regista e il drammaturgo. Insieme ci hanno raccontato com’è nata l’idea di questo progetto e di come sia stato anche difficile “intervistare” i giocatori d’azzardo, per creare la sceneggiatura.  

Dopo due settimane circa, Riccardo Corcione, dopo aver eletto le nostre recensioni,  ci ha dato consigli, suggerimenti e aiuti su come poterle migliorare.

È stata un’esperienza nuova, divertente e speriamo di poter fare altri progetti simili. Qui sotto vi proponiamo una recensione che apprezza lo spettacolo, nel mese di febbraio ne pubblicheremo altre che lo apprezzano e lo “stroncano”. 

Buona lettura!  

Recensione teatrale positiva spettacolo “Slot machine”

Carnicella Elisa IV BTUR

“Le slot machine, una droga che ti consuma fino alla fine” 

Il primo pensiero che si ha dopo aver visto lo spettacolo Slot Machine, andato in scena lo scorso 27 ottobre al teatro Oscar di Milano, è che la ludopatia può diventare una droga, che consuma fino alla fine, per i vari problemi ad essa collegati.  

Alcuni spettatori hanno assistito allo spettacolo con superficialità, pensando forse che questo problema non appartenesse loro: in realtà siamo i primi a dipendere da qualcosa, chi dal cellulare, chi dalle sigarette, e così via. La ludopatia, insomma, parla anche di noi. 

In scena si potevano osservare due figure principali: l’attore, che vestiva i panni di un uomo ormai consumato dal gioco d’azzardo; un musicista, che lo accompagnava passo dopo passo con il suono della sua fisarmonica. 

La scelta dello strumento musicale è stata molto azzeccata, in quanto esprimeva al meglio lo stato d’animo del protagonista, con il suo suono malinconico. Inoltre la musica è riuscita a unirsi perfettamente alla voce e ai movimenti dell’attore, rendendo lo spettacolo molto più scorrevole. 

​​​Anche le luci hanno giocato un ruolo molto importante nello spettacolo: illuminando parzialmente il viso dell’attore, rendevano la sua espressione più disperata di quanto già non fosse. Anche il cambio di luce avvenuto verso la fine di Slot Machine è stato efficace: se inizialmente era più fioca e debole, quando il protagonista si è reso conto dei problemi che il gioco di azzardo gli provocava, è diventata via via più luminosa, fino a quando si è affievolita alla notizia della sua morte. 

Se le luci e la musica hanno dato un aiuto fondamentale per la riuscita dello spettacolo, il merito va attribuito al regista e soprattutto all’attore, Alessandro Argnani, che ha interpretato alla perfezione il ruolo affidatogli. Egli infatti ​​parlava senza sosta di tutto ciò che si poteva dire dell’argomento, dal punto di vista di una persona la cui unica ragione di vita è legata al gioco, esprimendo al meglio e senza filtri ciò che gira nella testa di un malato del gioco d’azzardo nonostante non abbia vissuto in prima persona questo problema. Ha dimostrato come l’unico pensiero di cui si nutre un ludopatico sia quello di trovare soldi da giocare nelle slot machine, non importa dove o da chi, né importa se per perdere o per vincere.  

Lui per primo si rende conto che l’unica cosa che gli provoca piacere, non è vincere, bensì giocare fino a quando ne ha la disponibilità, o meglio fino a quando riuscirà a trovare i soldi per giocare: a tal proposito nella drammaturgia c’è anche un esempio su come, il protagonista, sia riuscito a manipolare per anni i genitori, senza farsi mai scoprire, inventando scuse su scuse, ritenendoli abbastanza stupidi da credergli. 

​​​Dopo lo spettacolo abbiamo potuto avere un confronto con il regista e l’attore, che ci hanno parlato della realizzazione della messa in scena e risposto ad alcuni dubbi o domande che aveva il pubblico. 

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