PARLIAMO DI MARANZA

PARLIAMO DI  MARANZA (per ridere un po’…)

Di Desirèe Greco, con la preziosa collaborazione di Valeria Shorodok


Sui maranza quest’anno mi sono fatta una cultura. Vi racconto come sono andate le cose.

Mese di novembre, 2Bse, ora dedicata ai Promessi Sposi.

L’abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov’era giunto il curato, si poteva distinguer dell’aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull’omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo, due lunghi mustacchi arricciati in punta, una cintura lucida di cuoio e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d’un taschino degli ampi e gonfi calzoni   […] a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi”.

Così scrive Manzoni per introdurre lo spiacevole incontro del povero don Abbondio con i bravi.

Dopo aver letto queste righe agli alunni, mi blocco all’improvviso; una domanda si fa strada nella mia mente: “Ragazzi, ci sono anche oggi persone immediatamente riconoscibili per il loro aspetto? Individui che ad un rapido sguardo si possono inquadrare in una “specie umana” ben precisa? Quando ero giovane io, quasi mezzo secolo fa, c’erano i paninari, i dark, i new wave … E oggi?”

Tutti in coro: “Prof.,  oggi ci sono i MARANZA!”. 

“I maranza?!? Fatemi capire: chi sono questi maranza? Che aspetto hanno?”

“Eh, prof., è un po’difficile da spiegare …”

“Beh, allora cerchiamo in Internet, in rete si trova tutto!”.  Digito la parola maranza sulla tastiera della LIM e clicco sulle immagini del motore di ricerca. Ci appare questo:

Maranza, frazione del comune di Rio di Pusteria, in Trentino Alto Adige, provincia di Bolzano. Località rinomata per le piste da sci e per la pratica dello sport dello slittino.

Risata generale.

Ovviamente non è quello che stavamo cercando … Per la prima volta Google ci delude.

”Ragazzi, questa lacuna va assolutamente colmata! Bisognerebbe scrivere una paginetta per Wikipedia contenente definizione e descrizione dei cosiddetti maranza”.

“Valeria” – aggiungo poi con voce flautata – “visto che sei la mia alunna preferita (captatio benevolentiae), ci pensi tu?”.

Valeria ha accettato. Ecco il frutto del suo lavoro:

Al giorno d’oggi ognuno ha il proprio modo di esprimersi ed uno strumento che abbiamo per farlo è lo stile con cui ci vestiamo. C’è chi non dà troppa importanza all’abbigliamento e  chi invece ha l’esigenza di apparire impeccabile, sentendosi rappresentato dal proprio outfit.

E poi ci sono loro, i MARANZA.  

La parola, come tante altre dello slang giovanile, ha un’etimologia incerta … Ma chi sono esattamente i maranza? Iniziamo con lo specificare che il nome è invariabile, ovvero ha la stessa forma per singolare,  plurale, maschile e femminile. Un tempo a Milano, negli anni ’80, il termine che si usava per identificare quelli che oggi chiamiamo maranza era “tamarri” (a Roma si usava invece “coatti”). Oggi siamo di fronte a una versione 2.0 dei vecchi tamarri: “maranza” si riferisce ai classici “bulletti” che vengono dalla periferia. Sono gruppi di giovani  individui che vanno in giro per le strade della movida con l’intento di dar fastidio un po’ a tutti (coetanei, adulti, turisti …), creando disagi in città. Ma qual è il loro look? Il classico maranza gira sempre in tuta, acetata o tech, sfoggia un tipico ciuffo con la permanente, ai piedi porta le Nike (nello specifico le Tn),  e  indossa l’immancabile borsello a tracolla, spesso griffato Louis Vuitton: tutto rigorosamente taroccato; un ultimo tocco lo danno collane e orologi. In inverno ulteriori accessori possono essere costituiti da guanti e passamontagna. Il loro essere “maranza” è un vero e proprio stile di vita, e a quanto pare ne vanno fieri.

Ovviamente c’è anche una versione femminile. LA maranza  più o meno indossa gli stessi capi, ma il borsello è sostituito da borse firmate Michael Kors.  Quando vuole essere particolarmente elegante rimpiazza la tuta con dei leggins neri. La sua acconciatura tipica è la mezza coda fermata sulla nuca da un mollettone; ai lobi porta inoltre vistosi orecchini a cerchio.

Sia IL maranza che LA maranza si atteggiano a finti criminali e come mezzo di locomozione per le loro scorribande prediligono il monopattino elettrico, da cui non si separano quasi mai.

Per concludere questa lezione un po’ insolita  ma indubbiamente spassosa (ogni tanto ci si diverte anche  con i Promessi sposi!), all’intervallo ho sguinzagliato i miei alunni per la scuola chiedendo loro di scovare per me due esemplari di maranza, uno maschile e uno femminile. Per ragioni di privacy non pubblichiamo le loro foto, ma assomigliano molto a questi soggetti:

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