Una persona in meno, per un diritto in più 

FACCIAMO IN MODO CHE IL SACRIFICIO DI MASHA AMINI NON SIA VANO! 

di Valentina Sala

Spesso, seguendo i social o sfogliando le riviste che troviamo mentre il parrucchiere ci fa la piega, la nostra attenzione è catturata dai pettegolezzi… “Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi sono tornati insieme”, “Ilary Blasi ironizza sul furto degli orologi a Totti” e tanta altra fuffa che non stiamo nemmeno a citare. 

Ma costa sta succedendo nel mondo? Cosa c’è là fuori?  Noi persone agiate, nate nella parte “giusta” del pianeta, questo non ce lo domandiamo quasi mai. Fuori dai confini della nostra immaginazione c’è uno stato che è in fermento: qui le proteste da parte di donne e uomini sono forti e sia le autorità che i media hanno testimoniato l’esistenza di queste manifestazioni, che sono pacifiche da una parte e violente dall’altra. 

Stiamo parlando dell’Iran, uno stato in cui tutte le religioni eccetto quella islamica sono proibite.  Andare contro l’ ideologia alla base di questa religione è reato: un reato che non viene punito con una semplice multa o con qualche anno dietro le sbarre. Qui ti torturano, ti ammazzano, ti fanno sparire.  E con le autorità di questo paese non si scherza. 

Le proteste che stiamo seguendo ora, nonostante lo stato abbia bloccato completamente Internet, si sono innescate a partire dalla morte di Masha Amini, ventiduenne iraniana di origine curda.  

Era stata arrestata dalla polizia di Teheran soltanto perché si intravedeva una ciocca di capelli che le usciva dal velo (obbligatorio per tutte le donne del Paese). Dopo il suo trasferimento in una delle centrali di polizia, di lei non si è saputo più niente. È morta in circostanze “misteriose”. 

Una ricostruzione precisa e dettagliata dei fatti probabilmente non la avremo mai, ma quel che è certo è che il suo decesso non è dovuto a cause naturali. Però la sua morte ha acceso una lampadina nella testa di tutti gli Iraniani, non solo in quella delle donne. 

Oggi le strade sono gremite di gente esasperata, stanca di vivere in modo opprimente; nessuno ha più paura: il popolo si scontra con le autorità, le donne si tolgono il velo e lo bruciano sfidando i divieti, si tagliano i capelli. Non temono i proiettili, le manganellate, gli idranti. 

NIKA SHAKARAMI e HADIS NAJAFI: SIMBOLI DELLA PROTESTA

È il 20 settembre, Nika Shakarami è scesa in strada a protestare ed è improvvisamente scomparsa. Nel suo ultimo messaggio ad un’amica ha detto di essere inseguita dalle forze di sicurezza, poi il nulla. 

Dopo dieci giorni, i familiari trovano il suo corpo nell’obitorio di un centro di detenzione di Teheran. Il cranio è fracassato, il corpo sfregiato, forse mancano anche degli organi. La domenica successiva la famiglia trasferisce il corpo della ragazza nella città natale del padre. Quel giorno avrebbe compiuto diciassette anni. 

Le autorità impongono ai genitori di non fare alcun funerale per evitare assembramenti. Nonostante essi avessero accettato la dolorosa imposizione, la salma della ragazza viene sottratta dalle forze di sicurezza e seppellita altrove. 

In centinaia sono scesi in strada per protestare contro questa ennesima violenza, gridando morte al dittatore.  

Ma non è finita qui… la zia di Nika ha denunciato l’accaduto ed è stata arrestata, mentre la famiglia ricattata: se le proteste continuano nessuno rivedrà più la zia. 

È il 25 settembre: anche la ventenne Hadith Najafi perde la vita nelle manifestazioni di protesta organizzate in seguito all’uccisione di Masha Amini. Prima di scendere in piazza, senza velo, la ragazza si era legata i capelli biondi con un elastico.  La repressione della “polizia morale” è durissima e Hadith Najafi viene raggiunta da sei proiettili che le sono fatali. 

Questo è il regime che da oltre quarant’anni calpesta il popolo iraniano.  

Noi cosa possiamo fare? 

1. Condividere le notizie per mantenere alta l’attenzione usando gli hashtag che chiedono gli attivisti, come: #mashaamini #iranrevolution #opiran. Questo perché il regime sta tentando di distruggere tutti gli hashtag creati, per crearne di falsi. 

2. Scendere in piazza! Ci sono molte manifestazioni organizzate da attivisti/e sia di origine italiana che iraniana. 

3. Scrivere ai parlamentari chiedendo di sostenere la rivoluzione adottando azioni politiche concrete. 

4. Parlare di questa situazione con chiunque, online o offline, spiegando che le proteste sono andate oltre la questione del velo. Ora è in atto una vera e propria rivoluzione con l’obiettivo di far cadere il regime ultraconservatore di Ebrahim Raisi. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *