Conferenza su Luca Attanasio 

di Claudia Molinari, Sofia Gorla e Chiara Defilippo

L’Ambasciatore Luca Attanasio, 43 anni, è rimasto ucciso il 22 febbraio 2021 in un attacco armato avvenuto a nord di Goma, in Congo, mentre viaggiava su un convoglio del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu.  Le esatte circostanze dell’attentato non sono ancora state chiarite. 

Nato a Saronno, in provincia di Varese, Attanasio si era poi trasferito con la famiglia a Limbiate. Laureato alla Bocconi con il massimo dei voti, aveva scelto di intraprendere la carriera diplomatica; dopo aver superato un concorso estremamente selettivo, ha iniziato a ricevere diversi incarichi. Ha lavorato all’ambasciata d’Italia a Berna; successivamente ha ricoperto il ruolo di console generale reggente a Casablanca, in Marocco: qui ha conosciuto e sposato Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia”, a sostegno delle donne in Africa; è stato inoltre primo consigliere dell’ambasciata d’Italia in Nigeria; nel 2017 è stato infine nominato ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo.  Padre di tre bimbe (di cui due gemelle), nell’ottobre del 2020 aveva ricevuto, insieme alla moglie, il Premio internazionale Nassiriya per la Pace. 

Giovedì 24 febbraio Salvatore Attanasio (il padre dell’ambasciatore assassinato) e Pierre Kabeza (un rifugiato politico costretto a fuggire dal Congo) hanno tenuto una conferenza nell’auditorium del nostro Istituto. Davanti a tutti gli studenti delle classi quinte hanno ricordato la figura di Luca Attanasio ed hanno ricostruito e delineato la difficile situazione di questo stato africano. 

Le immagini e il video che il padre di Luca ci ha mostrato raccontano di una persona umile, accogliente e sempre sorridente. Si spendeva per tutti, a prescindere dalla cultura, dalla religione, dalle condizioni economiche di chi aveva di fronte.  

Di Luca Attanasio si ricordano il  coraggio, l’entusiasmo, l’energia inesauribile e la carica di positività nel volersi mettere in gioco. Non si lamentava mai delle difficoltà  e dei problemi. Vedeva i difetti altrui con empatia, guardava il mondo con occhi nuovi, e per lui ogni ostacolo era uno stimolo a trovare soluzioni creative. 

Luca era generoso, capace di dare e di condividere con gli altri tutti i suoi talenti, le sue risorse e il suo tempo. 

“Chi ce lo ridà un altro ambasciatore come Luca?”, ha recentemente  affermato  padre Pietro, missionario saveriano in Congo. Ha anche aggiunto: “Luca ha portato un altro stile,  ha tutelato e ascoltato con interesse i bisogni dei congolesi; l’ambasciata da lui diretta ha saputo brillare”. Ha definito Luca  un fratello e non un semplice ambasciatore, perché si è sempre speso per aiutare i bisognosi (umili lavoratori, persone indigenti, studenti).  

Il Presidente Mattarella lo ha definito come un riferimento emblematico. 

Quando era ancora in vita Attanasio, insieme alla moglie Zakia Seddiki, ha creato una associazione umanitaria a Kinshasa, in Congo: l’associazione “Mama Sofia”. 

Dopo aver avviato numerosi progetti in Congo in ambito sociale e sanitario, oggi “Mama Sofia” è impegnata su scala più vasta per la tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici dei minori e dei giovani socialmente ed economicamente svantaggiati. 

Al termine della sua toccante testimonianza, il signor Attanasio ci ha gentilmente rilasciato un’intervista.  

Ed ecco il testo dell’intervista a Salvatore Attanasio, padre di Luca. 

1. Dopo questi tragici fatti qual è l’insegnamento che le rimane di suo figlio? 

“Più che un insegnamento per noi che ormai abbiamo trascorso buona parte della nostra vita, ciò che rimane è un insegnamento per i giovani: i valori della pace, della solidarietà, dell’umanità e soprattutto della dignità. Luca aveva questa caratteristica: chiunque lui avesse di fronte, non vedeva la funzione, non vedeva il presidente oppure l’ultimo tra gli ultimi, vedeva la persona e trattava tutti con la stessa dignità; questo è un grande valore, vuol dire avere un grande rispetto per la persona umana.” 

2. I grandi sforzi e progetti di suo figlio potrebbero incentivare e sensibilizzare molte persone: continuerete a diffonderli e ricordarli? 

“Certamente. Uno degli scopi dell’associazione “Amici di Luca Attanasio”, che è nata recentemente, ha nello statuto la missione di diffondere soprattutto tra i giovani i valori che lui ci ha lasciato e le sue testimonianze, che sono tantissime.” 

3. Crede che qualcuno fosse a conoscenza dell’agguato di cui Luca è stato vittima? 

“Questa è una domanda a cui non possiamo rispondere perché ci sono ancora indagini in corso e quindi, onestamente, non sappiamo bene come siano andate le cose: è quello che vogliamo scoprire.” 

4. Crede che quello che è successo possa insegnare qualcosa a tutti noi? 

“E’ difficile dirlo, perché sicuramente di fronte a una tragedia del genere uno si interroga, si chiede se ne è valsa la pena. Sono certo che se in questo momento avessimo Luca di fronte, lui ci direbbe “Sì, ne è valsa la pena”, perché lo scopo della sua vita è stato questo. Lui ha vissuto una vita relativamente breve ma molto intensa, perché innanzitutto ha realizzato il suo sogno, e poi ha portato avanti i valori in cui credeva e questa credo che sia la cosa più bella che possa capitare a un uomo.” 

5. Negli avvenimenti che sono accaduti ci sono molti punti interrogativi e molti dubbi. Solo la verità porterebbe la giustizia: voi ci credete ancora? 

“Dobbiamo, siamo obbligati a crederci, ad avere fiducia nella nostra magistratura, che finora ha fatto il possibile e sta facendo ancora il possibile per arrivare a una verità certa.” 

6. Voi genitori avete sempre appoggiato il lavoro svolto da vostro figlio? 

“Assolutamente sì; da quando era adolescente noi come genitori cercavamo di dargli dei consigli, ma non l’abbiamo mai osteggiato; abbiamo sempre cercato di favorirlo guidandolo nelle sue scelte, ma senza interferire; non ci siamo mai opposti ai suoi desideri e a quello che lui voleva realizzare.” 

7. Luca si è sposato con Zakia, una donna marocchina. È stato difficile accettare il matrimonio tra persone di due culture differenti? 

“Assolutamente no. Per Luca era una cosa naturale, tant’è vero che lui si è anche sposato in chiesa e poi, per rispetto della moglie, si è sposato anche in Marocco con rito musulmano.  Anche se lui era un ragazzo molto religioso, non ha mai assolutamente avuto problemi in tal senso: le due religioni potevano convivere, perché ciascuno rispettava il credo dell’altro.” 

8. Secondo voi l’organizzazione MAMA SOFIA riesce a sensibilizzare gli italiani per migliorare le condizioni e i diritti dei bambini in Congo? 

“L’obiettivo della Fondazione è proprio questo: continuare il lavoro che Luca aveva iniziato in quei posti dimenticati da tutti. Luca aveva avuto un grande intuito, poiché lì operano tantissime ONG che si adoperano per il bene comune del popolo congolese, ma lui voleva creare una rete tra tutte queste ONG per ottimizzare le risorse e per evitare accavallamenti e dispendio di energie. Oggi questa iniziativa è stata ripresa dalla moglie ed è nato il progetto “I bambini dell’ambasciatore”, al quale aderiscono ormai oltre 14 ONG: si è dunque concretizza la famosa rete che lui voleva realizzare.” 

9. Come vivono le bambine la mancanza del padre? 

“E’ Un argomento difficile, nel senso che sono tuttora molto colpite, e di continuo chiedono del padre: “Dov’è il papà? Quando torna il papà?”. Non è facile spiegare a un bambino la morte, e quindi loro vivono costantemente con la speranza che il papà torni. In modo graduale e con l’aiuto anche di psicologi supereranno questo grande trauma.” 

10. Che tipo di studente era Luca alle superiori? Pensava di intraprendere la carriera diplomatica fin da piccolo? 

“Non credo. Alle superiori era un ragazzo come tutti, con i suoi pregi e i suoi difetti; un ragazzo che a volte dovevamo spronare e non poco affinché studiasse. Direi che lui ha maturato questo desiderio di intraprendere la carriera diplomatica col tempo. Ricordo che presso il liceo che frequentava era venuto un diplomatico a parlare della sua carriera … probabilmente Luca avrà archiviato quella presentazione, ma poi col tempo, durante il  percorso universitario,  nel suo intimo è cresciuto questo desiderio di fare del bene e di lavorare per gli altri.”  

Salvatore Attanasio, al termine dell’intervista, aggiunge:  

“Vi invito a leggere il libro “Luca Attanasio. Storia di un ambasciatore di pace”, perché lì sono contenute delle lettere personali e un’intervista rilasciata da Luca, in cui parla e si interroga sul senso della vita, sul senso di ciò che lui voleva fare; a un certo punto si chiede: “Ma io sto veramente facendo quello che voglio, sto lavorando per il bene della gente?”. 

Probabilmente Luca ha maturato l’idea di intraprendere la carriera diplomatica perché vedeva in questo lavoro la possibilità di fare del bene.” 

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