di Alessandro Iacopino
Negli ultimi anni il softair, detto anche airsoft, è diventato sempre più popolare in Italia, ma molti non sanno o non comprendono lo scopo di questo gioco, che contrariamente a quanto si potrebbe immaginare NON E’ ASSOLUTAMENTE UN INNO ALLA GUERRA.
Innanzitutto, un po’ di storia. Partirei dal principio: tutto cominciò in America e precisamente negli anni 70, quando dei boscaioli per scherzare si tirarono addosso con i loro marchiatori per alberi (pistole a vernice) delle capsule colorate; lo scherzo diventò presto un gioco che fu chiamato “combat survival game”. Negli anni 80 ci fu la prima partita ufficiale e il nome venne cambiato in “paintball”.

Più o meno nello stesso periodo, ma in Giappone, il gioco fu perfezionato fino a diventare quello che ora chiamiamo softair. Si utilizzavano armi che erano in principio giocattoli a tutti gli effetti (riproducevano armi vere e funzionavano per lo più a gas e a molla). Il primo fucile da softair ad essere commercializzato fu il FAMAS, ovvero il fucile dato in dotazione alle forze armate francesi, che è tuttora il più venduto. Successivamente questo sport divenne famoso in tutto il mondo e negli anni 90 è arrivato anche in Italia.


Dopo questa breve introduzione, la domanda chiave a cui rispondere è: che cos’è esattamente il softair?
Il softair è una disciplina di squadra che si basa su tattiche militari, dove ogni giocatore è in possesso di un ASG (Air Soft Gun), ovvero un’arma giocattolo che spara pallini di materiale biodegradabile.
I giocatori si dividono in due squadre con lo stesso numero di membri (di solito da cinque contro cinque fino a venti contro venti). Lo scopo varia a seconda della modalità di gioco: si va dal più classico “deathmatch”, ovvero l’eliminazione della squadra avversaria, all’iconica “scorta al vip”, ovvero i partecipanti dovranno scortare dall’altra parte del campo un giocatore della propria squadra con una casacca catarifrangente o una fascetta intorno al braccio.
Le regole del softair sono molto semplici da ricordare e da imparare, e possono variare da campo a campo, ma le fondamentali e obbligatorie sono le seguenti:
1. Tenere sempre la maschera protettiva sul viso
2. Mai puntare le armi ASG in faccia a persone, cose o animali
3. Se si è fuori gioco, posare l’ASG negli appositi armadietti
4. Mai sparare a un metro di distanza: se si è troppo vicini si utilizza infatti la regola del “bang bang”, ovvero sparare “vocalmente” al nemico in modo da evitare di farsi male
Infine abbiamo la regola più importante:
Dichiarare sempre se si viene colpiti alzando la mano e gridando “colpito”.
In caso non si rispetti questa regola è possibile rivolgersi all’arbitro per una contestazione.
Molti si chiedono se il softair sia pericoloso. La risposta è NO! Non è pericoloso: si indossano delle maschere apposite per la protezione del viso e i pallini non perforano la pelle, perché le armi ASG sparano ad una potenza massima di un joule: al limite possono procurare un livido destinato a durare due o tre giorni.


Detto questo, per esperienza personale consiglio vivamente questo sport/hobby perché favorisce il gioco di squadra, fa socializzare e diverte molto sia i più grandi che i ragazzini, ma soprattutto è ottimo per chi vuole stare a contatto con la natura e desidera fare qualcosa di diverso dai soliti noiosi pomeriggi davanti alla tv.
E per concludere, eccovi un video che raccoglie alcune testimonianze di chi pratica ed ama il softair: